Amleto
di e con Michele Sinisi
Durata 75 minuti
È un uomo, un pò clown metafisico, un pò tragico pagliaccio, lambito dalla follia, se non perso, che cerca ossessivamente un dialogo impossibile che ogni volta si trasforma in un soliloquio. (Magda Poli)
Amleto si trova in una stanza e vive in completa solitudine la sua storia. I fatti, i personaggi, sono caduti davanti ai propri occhi e malgrado il suo volere e i suoi desideri deve confrontarsi con questi e prendere delle decisioni. La tragedia sta nel fatto che deve comunque risolvere la sua storia da solo, deve stare lì a parlare con personaggi assenti. Polonio, Re Claudio, Ofelia, Laerte, la madre Gertrude, l’attore della compagnia girovaga, non ci sono o forse non sono arrivati. Solo le sedie gli fanno compagnia. L’unica presenza reale è il fantasma del padre che in quanto tale lo metterà al corrente di ciò che veramente è successo. La storia è quella che tutti noi conosciamo e il testo scespiriano è smontato e reintrodotto sulla scena attraverso un soliloquio che vuole rendere in modo chiaro lo svolgersi della storia sino alla morte.
Le sedie vuote saranno le uniche testimoni della sua esperienza. È possibile aggiungere ancora qualcosa ad un opera che è mito-teatrale? Ho cercato di avvicinarmi a più riprese al suo nucleo drammatico attraverso vari laboratori ma puntualmente mi confrontavo con l’ossessiva e malinconica qualità della lingua scespiriana. Scoprivo di essermi avvicinato ad un mistero senza riuscire a svelarlo del tutto.
Una tragedia che sfugge all’analisi o che accetta tutte le analisi mentre racconta di un uomo che non accetta nulla. Rimane il mistero di un essere umano chiuso nella stanza dei ricordi e delle immagini che più l’assillano e da cui non vede l’ora di liberarsi. L’intensità favolosa delle sue utopie che non riesce a sostenere.
Michele Sinisi
Classe 1976, nato ad Andria Michele Sinisi è attore di teatro e cinema, regista teatrale, e drammaturgo. Premio Della Critica 2016, finalista nel 2014 e nel 2008 e più volte segnalato per i “PREMI UBU”, ha lavorato in teatro con registi come Germano, Binasco, Janezic, Muscato, Baracco, Lorenzi, Conte. E’ regista e interprete di spettacoli come Tradimenti, Sei personaggi, Edipo, Now, Caligola, I promessi sposi, Miseria&nobiltà, L’arte della commedia, Sequestro all’italiana, Amleto, Murgia, Otello. Mentre gli spettacoli Černobyl, La grande abbuffata, La prima cena, Il sogno degli artigiani, Agamennone, Macbeth, Moby dick lo vedono impegnato solo nella regia. Per il cinema è interprete in L’ultima sfida di Silvestre, Una presta liberta di Nunziante, Arsa di Masbedo, Palazzina laf di Riondino, Il grande male di Tani, Esterno notte di Bellocchio, School of mafia e Chi m’ha visto di Pondi, Il bene mio di Mezzapesa, L’amore non si sa di Di Noto. Per la televisione è, tra gli altri, nel cast di Imma Tataranni sostituto Procuratore diretto da Francesco Amato, ne Gli orologi del diavolo diretto da Beppe Fiorello e in 1993 per la regia di Giuseppe Gagliardi. Laureato in lettere.
Amleto
L’emozionante e folle enigma di Amleto
“… più che un monologo, un soliloquio che dà conto del vagabondare inquieto di un’anima destinata a non
trovare pace dentro il labirinto di una storia aperta che provoca un’ermeneutica teatrale infinita. In lui
rivive tutta la tragedia shakespeariana, smontata e rimontata in una drammaturgia di rigorosa
compattezza. Perché Sinisi ha ben capito che Amleto è molto più di un semplice ruolo: è un universo che
non si esaurisce. Una prova d’attore davvero emozionante, la sua. Con stralunata grazia da folle, entra
nell’enigma di Amleto, che è poi l’enigma di Shakespeare, restituendolo in un sottile gioco teatrale di
equilibri volutamente instabili. “
Sara Chiappori - La Repubblica - Milano 5 aprile 2007
L’Amleto minimo di Michele Sinisi
“…Destrutturando il testo scespiriano, riducendolo a lucido delirio senza perderne però la rovente qualità
linguistica, che ne viene a tratti addirittura valorizzata, Sinisi sembra insomma liberarsi da una serie di lacci
formali, legati alla sfera della rappresentazione, per trovare una più urgente forza comunicativa, che attiene
direttamente alla sfera del dolore umano …Poi c’è l’efficacia di un linguaggio scenico fatto davvero di nulla,
delle sedie di legno pieghevoli con scritti i nomi dei personaggi, una bottiglia con dentro dei fiori che evoca
lo spettro del padre. Sinisi è bravissimo a sdoppiarsi nei suoi invisibili interlocutori, in un cortocircuito
vagamente maniacale …Ma il meglio è in alcuni piccoli gesti all’apparenza insignificanti, vuotare la bottiglia,
disporre accuratamente i fiori sulle sedie trasformate in tombe.”
Renato Palazzi - DelTeatro.it - 3 aprile 2007
Con Sinisi, Amleto diventa un clown metafisico
“… Con pochi gesti, con toni spesso sussurrati, rotti qua e la da ordini urlati Michele Sinisi è bravo nel far
vivere questo suo personaggio sprofondato nella solitudine, intento a comporre il mosaico della storia di
Amleto : “Una furtiva lacrima» dall’ Elisir d'amore di Gaetano Donizetti accompagna Ofelia e il suo «morire
d'amore», una bottiglia mezza vuota per far rivivere lo spirito del padre, dei fiorellini di plastica e le sedie
pieghevoli che si richiudono a segnare, una per una, le molte morti ili questa tragedia, un movimento della
mano per sottolineare la fatica del ricordo reiterato nell'ossessività della follia…”
Magda Poli - Corriere della Sera - Milano 4 aprile 2007
Due Amleto superbi alla Tosse
“… il giovane attore pugliese Michele Sinisi carica sulle spalle tutta la tragedia , assediato da ombre
rappresentate da sedie da registra con i nomi dei ruoli è …Protagonista e commentatore, vittima
lucidamente folle. Bravissimo il giovane Sinisi che con Herlitzka è stato lungamente applaudito da un
pubblico di colleghi e gente di teatro…”
Giuliana Manganelli - Il Secolo XIX - 9 febbraio 2008Ossessione Amleto
“..Ricordi e allusioni ad infiniti Amleto, anche trasgressivi e ormai storici (da Carmelo Bene a De Berardinis)
sono in questa mise da «paggio Fernando», in brache di velluto, giustacuore attillato, berretto piumato,
sotto cui Sinisi nasconde l'irrequietezza, divisa fra accensioni di ansia e folate di noia e smemoratezza di sé,
di questo suo personaggio: un “Amleto di più”, per citare al contrario Bene, che si interroga e interroga í
personaggi della sua storia infinita e immortale. Ottima prova attoriale di Michele Sinisi, attore
interessantissimo e stimolante, della nouvelle vague teatrale pugliese.”
Pasquale Bellini - La Gazzetta del Mezzogiorno - 21 luglio 2006
Amleto sempre più solo tra personaggi virtuali
Shakespeare sarebbe stato soddisfatto. E orgoglioso di tanta, semplice, inventiva. Originale nella sua
“povertà”, sintetico ed elastico, flessibile come le sedie pieghevoli aperte nel panorama dello spazio
dell’Alcatraz. …Sinisi, in costume da bardo, sembra un regista che deve provare una commedia, cerca,
trova, sperimenta, sempre attonito per la scarsa professionalità degli altri compagni che più che muti sono
invece sordi. …Ma il gioco è svelato da un patto esplicito tra pubblico e attore. Spettatore e monologhista,
non personaggio. Non c’è inganno ma voglia di concedersi e, finalmente, credere. E’ teatro. E’ il teatro…”
Tommaso Chimenti - Il Corriere di Firenze - 6 maggio 2007
“…un soliloquio camaleontico che porta sulla scena tutti i personaggi della tragedia, rappresentati da un
solo nome su una sedia pieghevole (che fa molto prove in corso) in una performance tutt’altro che minima,
nonostante la omonima vocazione del gruppo …Tutto avviene con lui e in lui come in una favola
onnisciente. Al pubblico non chiede ammenda, la follia non è un peccato secondo questa apologia: «Devo
essere crudele per essere buono» - sentenzia Amleto. Per lui solo applausi, il teatro minimo lascia un segno
nelle Geometrie variabile di questa XIV Fabbrica Europa…”
Miriam Monteleone - E- art Magazine - 27 aprile 2007
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